Diabete: migliorare la qualità dell’assistenza riduce morti, infarti, dialisi e costi della malattia

Diabete: migliorare la qualità dell’assistenza riduce morti, infarti, dialisi e costi della malattia

Riduzione della mortalità (-15%), degli infarti (-17%) e delle dialisi (-47%) conseguenza del diabete; risparmio di oltre 3 miliardi di euro di spesa sanitaria. “Questi i risultati che si potrebbero ottenere in appena 15 anni in Italia, mettendo in atto interventi mirati al miglioramento della qualità dell’assistenza alle persone con diabete. Il nostro calcolo deriva dall’applicazione all’intera popolazione, utilizzando modelli validati di predizione, dei risultati di un’esperienza condotta da una rete di Centri di diabetologia siciliani”, ha affermato il dr. Antonio Nicolucci, Coordinatore Data Analysis Board dell’Italian Barometer Diabetes Observatory. “Inoltre, questi benefici comincerebbero ad apprezzarsi da subito, diventando evidenti già dopo pochissimi anni”, ha proseguito.
“I centri siciliani – 22 che hanno coinvolto oltre 27.000 persone con diabete – hanno dimostrato, con un’attività di misurazione continua dei processi applicati e di condivisione dei risultati ottenuti, intervenendo con correttivi dove necessario, come nell’arco di 4 anni si potesse ottenere una riduzione media di 0,5% dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c), di 3 mmHg della pressione sistolica e di 25 mg/dl del colesterolo LDL. Questi miglioramenti, che possono apparire modesti, applicati a numeri elevati di persone con diabete possono tradursi in enormi vantaggi: quelli che abbiamo quantificato”, ha detto Nicolucci.
L’analisi, contenuta nel rapporto dell’Italian Diabetes Barometer Observatory “Facts and figures 2012 sul diabete”, è stata illustrata  oggi a Roma, in occasione della presentazione dell’Italian Barometer Diabetes Forum 2012, la manifestazione che sarà ospitata martedì 5 giugno, a Monteporzio Catone (RM), nella sede di Villa Mondragone dell’Università di Roma Tor Vergata, organizzatrice dell’incontro con Diabete Italia, Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, World Diabetes Foundation, Italian Barometer Diabetes Observatory e con il supporto non condizionato di Novo Nordisk, nell’ambito del programma Changing Diabetes.
“Il diabete può diventare la pandemia più disastrosa del 21° secolo se non affrontiamo questo problema in maniera adeguata, perché la continua crescita del fenomeno ha enormi ricadute sullo stato di salute della popolazione, sui conti pubblici e, naturalmente, sulla qualità di vita di chi soffre della malattia”, ha spiegato il prof. Renato Lauro, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata e Presidente dall’Italian Barometer Diabetes Observatory, presentando il programma del Forum, che sarà dedicato alla governance ossia come affrontare il diabete non solo con le cure mediche, ma con la gestione complessiva della persona e della sua malattia.
Alcuni dati, infatti, devono preoccupare. A livello mondiale, la mortalità attribuibile alle malattie non trasmissibili, tra cui il diabete, era nel 2002 del 59%; per il 2030 si stima salirà al 69%, ma mentre la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è in diminuzione, quella per diabete cresce dell’1,1% all’anno fra gli uomini e dell’1,3% fra le donne. Entro il 2030, il diabete passerà dall’undicesima alla settima causa di morte nel mondo e nei Paesi industrializzati sarà al quarto posto, dietro a malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e tumori delle vie respiratorie, ma molto più avanti rispetto agli altri tipi di tumore. In Italia, circa 27.000 persone nella fascia di età fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete, il che equivale a un decesso ogni 20 minuti.
Oltre a ridurre l’aspettativa di vita di 5-10 anni, il diabete è responsabile di complicanze serie ed invalidanti:  ogni sette minuti una persona con diabete ha un attacco cardiaco, ogni 20 minuti una muore, ogni 26 minuti una va in insufficienza renale, ogni 30 minuti una ha un ictus, ogni 1,5 ore una subisce un’amputazione, ogni 3 ore una entra in dialisi.
“Il diabete assorbe risorse e pesa come un macigno sui conti pubblici:  9,2 miliardi di euro l’anno oggi, con una proiezione di 12 miliardi al 2020”, ha detto ancora Nicolucci.
Nicolucci ha poi spiegato come il costo medio annuo di una persona con diabete sia di circa 3.000 euro per il servizio sanitario, ma esista una componente del diabete spesso sottostimata sia clinicamente sia per peso economico: l’ipoglicemia. Ipoglicemie ripetute possono essere responsabili di aumentato rischio di danno cardiovascolare, cerebrovascolare, di demenza e di incidenti e cadute; dal punto di vista sociale, il verificarsi di episodi di ipoglicemia ha un impatto negativo su molti aspetti della vita quotidiana, quali attività lavorativa, vita sociale, guida, pratica sportiva, attività del tempo libero, sonno; da ultimo, le ipoglicemie sono responsabili di costi diretti e indiretti importanti. I costi diretti sono principalmente legati all’accesso al pronto soccorso o al ricovero in ospedale e sono stati stimati, da uno studio in diversi Paesi europei, oscillare fra i 1.300 e i 3.200 euro per episodio. Ai costi diretti vanno poi aggiunti quelli indiretti, legati a perdita di produttività e assenza dal posto di lavoro, sui quali hanno un importante impatto anche le ipoglicemie meno gravi: negli USA si è calcolato, infatti, che le forme di ipoglicemia più lieve producono un costo medio annuo per persona di circa 1.850 euro.
“Per arginare l’avanzata del diabete e il conseguente insostenibile aumento della spesa è sempre più necessario che la politica, e soprattutto gli amministratori della cosa pubblica, collabori con la scienza e la società civile”, ha detto il sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e dell’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione. “Ormai tutti hanno identificato, nell’intensificare gli sforzi per la diagnosi precoce delle alterazioni del metabolismo glucidico, nel migliorare la qualità dell’assistenza erogata alle persone con diabete, nell’instaurare campagne di prevenzione, le azioni che bisogna intraprendere. Per quanto riguarda il primo punto, tutto è nelle mani dei medici, sugli altri due, anche noi politici possiamo fare molto, e dobbiamo farlo subito”, ha chiosato.
Prevenzione, diagnosi precoce e miglioramento delle cure e dell’assistenza sono, in estrema sintesi, i punti salienti emersi anche dalla Copenhagen Roadmap, il documento elaborato al recente European Diabetes Leadership Forum, promosso il 25 e 26 aprile nella capitale danese da Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e Associazione Danese per il Diabete, con il Patronato della Presidenza Danese del Consiglio dell’Unione Europea, che sarà reso pubblico la prossima settimana al Forum di Villa Mondragone.
Sempre a Villa Mondragone sarà presentato, discusso e condiviso con circa 400, tra esperti, decisori istituzionali, medici, giornalisti, rappresentanti di associazioni, in collegamento esterno con la sede dei lavori, un altro documento molto significativo per il raggiungimento di almeno uno di questi tre obiettivi:  il documento su “Organizzazione dell’assistenza alle persone con diabete in Italia”, realizzato da Associazione Medici Diabetologi (AMD), Società Italiana di Diabetologia (SID), Società Italiana di Diabetologia ed Endocrinologia Pediatrica (SIEDP) e associazione degli Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani (OSDI).
“Sarebbe necessario ripensare all’organizzazione dell’assistenza alle persone con diabete nel nostro Paese”,  ha spiegato il prof. Gabriele Riccardi, Past-president della Società italiana di diabetologia. “Fatto salvo il ruolo di assistenza di prima linea che il medico di medicina generale sostiene, si potrebbe migliorare la cura riorganizzando i centri di diabetologia sul territorio. Pensare, ad esempio, a non più di 500 centri sparsi nel Paese permetterebbe di concentrare le risorse, mettendo a disposizione in ciascuno un numero adeguato di diabetologi e di personale sanitario inquadrato in un vero e proprio team diabetologico che possa garantire la vera qualità delle cure. Poi, giacché tra il 20 e 40% delle persone ricoverate a vario titolo in ospedale ha anche il diabete, e la loro degenza è mediamente superiore del 30% alla norma, dovrebbe essere valorizzato il ruolo del team diabetologico anche in ambito ospedaliero per ridurre i tempi di ricovero e il rischio di complicanze per i pazienti diabetici con problemi chirurgici o in terapia intensiva.”
L’Italian Barometer Diabetes Forum 2012, costituisce la quinta edizione dell’incontro promosso annualmente in Italia dal progetto Changing Diabetes. “Un progetto nato a metà del decennio scorso, che si è sviluppato in diversi Paesi, ma in modo particolare in Italia, per favorire il miglioramento della cura del diabete e attivare un confronto costruttivo utile a ridurne il peso clinico, sociale ed economico. Novo Nordisk lo ha sostenuto e portato avanti con interesse e soddisfazione, perché ha visto l’impegno di tutte le parti a cercare la massima collaborazione, che credo sia stata contraccambiata dai frutti maturati in questi anni”, ha concluso il dr. Lorenzo Mastromonaco, Vice Presidente per l’Europa di Novo Nordisk.

Martedì 5 giugno, l’Italian Barometer Diabetes Forum 2012, quinto summit nazionale sulla malattia, organizzato da Università di Roma Tor Vergata, Diabete Italia, Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, World Diabetes Foundation, Italian Barometer Diabetes Observatory, con il supporto non condizionato di Novo Nordisk

Fonte: HealthCom Consulting