La malattia di Anderson

La malattia di Anderson

AndersonLa malattia di Anderson – Fabry è una malattia genetica X-linked dovuta alla carenza dell’enzima alfa galattosisadi A che determina l’accumulo lisosomiale di glicosfingolipidi, in particolare di globotriaosylceramide (Gb3), in quasi tutti i tessuti e i fluidi dell’organismo causando danni soprattutto a livello renale, cardiaco e del sistema nervoso centrale e periferico tali da compromettere la funzionalità di tali organi e quindi la qualità e l’ aspettativa di vita. Con l’aiuto del Dottor Renzo Mignani, Nefrologo dell’Ospedale Infermi di Rimini, grande esperto di malattia di Fabry, approfondiamo oggi alcuni aspetti della patologia strettamente legati alle manifestazioni renali.

La sintomatologia della malattia di Fabry esordisce comunemente nell’infanzia con sintomi indicativi di compromissione a livello neurologico (dolore), cutaneo (angiocheratoma), mentre in età giovanile o adulta compaiono i segni e sintomi di interessamento cardiovascolare (cardiomiopatia, aritmia), cerebrale (stroke) e  renale (proteinuria, albuminuria ).

“La Proteinuria ( presenza di proteine nell’urina) e l’ albuminuria (elevata concentrazione di albumina nelle urine) sono entrambi espressione di una compromissione renale precoce della malattia – spiega il Dott. Renzo Mignani, incontrato in occasione del convegno organizzato da Shire “La Malattia di Fabry: il Paziente al Centro del Percorso Diagnostico Terapeutico”, svoltosi il 9 e 10 dicembre a Roma – Sono causati soprattutto dall’alterazione dei podociti, gli elementi cellulari del glomerulo renale che regolano la corretta attività di filtrazione svolta dai reni, in conseguenza del massivo deposito intracellulare  di substrato di glicosfingolipidi. Se tali elementi sono alterati non permettono la corretta filtrazione dei materiali presenti nel sangue, causando danni che possono degenerare fino alla totale insufficienza funzionale dei reni.”

Secondo gli studi pediatrici più recenti i primi segni di danno renale della Malattia di Fabry come l’albuminuria e la proteinuria sono riscontrabili già nella prima decade di vita del bambino che ne è affetto, solo che spesso non vengono notate perché compaiono in forma lieve oppure sono mal interpretate.

“Le alterazioni sono riscontrabili già nei pazienti pediatrici e si aggravano con l’età. Nei casi più gravi possono essere confuse con altre patologie renali (perlopiù glomerulonefriti primitive o secondarie), da un nefrologo non abbastanza esperto. La biopsia renale e un’attenta osservazione del frustolo  al microscopio  possono però permettere una diagnosi rapida e l’avvio di una corretta terapia enzimatica sostitutiva, che permette di prevenire danni gravi come la perdita di funzionalità dei reni.”

Se è vero che raramente la malattia esordisce con la sintomatologia renale, è altrettanto vero che può capitare l’eventualità che la malattia si manifesti proprio con un’alterazione renale acuta.

“ In questi casi, se coesistono sintomi potenzialmente correlabili alla malattia di Fabry (dolori, ipoidrosi, angiocheratomi, cardiopatia,) – spiega Mignani –  il nefrologo esperto deve sospettare la malattia.”

In altri casi invece, quando i segni e i sintomi tipici della malattia non sono presenti, può accadere che i reperti urinari vengano attribuiti ad una glomerulonefrite immunologica e i pazienti vengano sottoposti alla terapia standard per quella nefropatia.

“In questo caso, se il paziente non risponde alla terapia, è necessario sospettare qualcosa di diverso. La mancata risposta alla terapia deve essere un campanello d’allarme per indurre il nefrologo ad andare a ricercare una causa diversa di quella glomurulonefrite, come quella ereditaria come la malattia di Fabry. Infatti , il presupposto per l’efficacia di una terapia è che la diagnosi sia corretta poiché solo in questo modo la terapia potrà essere mirata e iniziata il più precocemente possibile.”

La terapia enzimatica sostitutiva dovrà poi essere monitorata strettamente dal nefrologo, controllando gli esami di laboratorio di funzionalità renale ogni 3-4 mesi.

“Ricordiamo che solo il trattamento precoce può prevenire l’accumulo e preservare quindi la completa funzionalità renale. In Italia la terapia non viene quasi mai somministrata ai pazienti pediatrici asintomatici, sia perché non esistono delle vere e proprie linee guida , sia perché la terapia è decisamente costosa. Le indicazioni a livello internazionale sono però chiare: è necessario iniziare la terapia il prima possibile. Per questo motivo dunque, appena la malattia esordisce a livello clinico, la terapia enzimatica sostitutiva dovrebbe essere avviata immediatamente, per poter prevenire il danno d’organo in generale e in particolare la  compromissione renale.”