Una dieta di ferro

Una dieta di ferro

ferro_sangueSecondo uno studio effettuato su abitudini alimentari dei bimbi italiani dai 6 ai 36 mesi è emerso che in moltissimi di loro si registra una carenza di ferro. Questo elemento è fondamentale per lo sviluppo, ma anche negli adulti, secondo la dottoressa Lidia Rota, ematologa e responsabile del Centro Trombosi in Humanitas. Il ferro è un metallo importante per il nostro organismo: viene assorbito attraverso la parete dello stomaco, entra nel sangue, si installa sull’emoglobina contenuta nei globuli rossi e da questa viene trasportato a tutte le cellule. Se non assorbiamo abbastanza ferro, le cellule non si ossigenano in modo adeguato, soffrono, si infiammano, muoiono. In particolare in città inquinate, come Milano, e soprattutto durante i mesi invernali, quando gli alberi spogli rilasciano meno ossigeno e i polmoni soffrono, la probabilità di non ossigenare adeguatamente i tessuti aumenta e la carenza di ferro non fa che peggiorare la situazione. Perché il ferro arrivi alla sua destinazione finale (l’emoglobina e poi i tessuti) sono indispensabili le vitamine del gruppo B: acido folico e vitamina B12 contenute negli alimenti; se ci nutriamo in modo bilanciato e adeguato e intestino e stomaco non sono infiammati e funzionano a dovere, l’apporto di ferro dovrebbe essere sufficiente.

I livelli di ferro nel sangue

Gli esami utili per misurare la presenza di ferro nell’organismo sono: emocromo, ferritina e sideremia. L’emocromo ci dice quanti milioni di globuli rossi abbiamo in un millimetro cubo di sangue, quanti globuli bianchi e quante piastrine, ci dice che dimensione hanno i globuli rossi e quanta emoglobina contengono; la ferritina è la molecola che ha il compito di caricarsi di ferro e immagazzinarlo, la sideremia infine indica il ferro presente nel sangue e non ancora legato all’emoglobina.

Carenza di ferro e anemia

La carenza di ferro provoca anemia: i pazienti anemici possono avere pochi globuli rossi (eritrociti) oppure globuli rossi in quantità normale ma poveri di emoglobina e di ferro, quindi pallidi. Oppure perdono globuli rossi e non riescono a rimpiazzarli in tempo perché la fabbrica “midollo osseo” non ne produce abbastanza. L’anemia può dare segni e sintomi: la pelle è pallida, le mucose anche, i muscoli si affaticano per sforzi anche brevi e ripetuti (per esempio salire le scale o spazzolare le scarpe), difficoltà di concentrazione (molto frequente nei bambini), irritabilità, tachicardia (aumento della rapidità del battito del cuore, extrasistoli, disturbi del sonno, cute secca, fragilità di unghie e capelli). Le cause dell’anemia possono essere molteplici: una scarsa produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo; una eccessiva perdita di globuli rossi da parte dell’organismo per una emorragia improvvisa (la gravità dell’anemia dipende da quanto sangue si perde e da quanto rapidamente questa perdita si verifica) o da un sanguinamento costante o periodico da fonti fisiologiche (mestruazioni) o da “fonti occulte” come una infiammazione dello stomaco (gastrite, ulcera) dell’esofago (esofagite) dell’intestino (colite); un apparato gastrointestinale infiammato assorbe male le vitamine del gruppo B; una persona che si nutre male assume quantità insufficienti di vitamine B dal cibo.

Il giusto apporto di ferro

La carenza di ferro può dipendere da numerosi fattori, ciascuno però può cercare di assicurarsene un giusto apporto mediante l’alimentazione. I cibi più ricchi di ferro sono per esempio carni rosse, fegato, uova, legumi e frutta secca. Fondamentale poi anche l’apporto diacido folico (verdure a foglia verde, fagioli, ceci, arance, fragole e frutta secca) e vitamina B12 (carne, pesce, latte, uova).

Le altre forme di anemia

Esistono poi forme di anemia legate a un difetto dei globuli rossi o a undifetto dell’emoglobina: sono forme ereditarie (talassemia, anemia emolitica, favismo, anemia falciforme etc) per le quali è bene fare riferimento a un centro specializzato riconosciuto a livello regionale. Esistono anche forme di anemia da consumo dei globuli rossi che si “rompono” per un trauma continuo causato dalla presenza, per esempio, di una valvola meccanica nel cuore: in questo caso, rompendosi, i globuli rossi rilasciano nel sangue l’emoglobina che si trasforma in bilirubina, una sostanza giallo/verdastra che e colora le sclere (il bianco degli occhi) e la pelle in modo più o meno accentuato, in funzione della gravità del danno.