Malattie croniche intestinali – disponibile per la malattia di Crohn, ustekinumab dimostra efficacia nel lungo periodo anche per la colite ulcerosa Presentati durante il 14° Congresso European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO) i nuovi dati su efficacia e sicurezza di ustekinumab per il trattamento della colite ulcerosa a 44 settimane in pazienti adulti con malattia attiva da moderata a grave

A 44 settimane, oltre un terzo dei pazienti va in remissione clinica dalla malattia.
Hanno ottenuto la remissione clinica tra il 38% e il 44% dei pazienti trattati con ustekinumab, rispetto al 24% di quelli trattati con placebo.

Malattie croniche intestinaliCOPENAGHEN – Ustekinumab, già disponibile in Italia per la malattia di Crohn, è in grado di far mantenere uno stato di remissione clinica a un anno in adulti con colite ulcerosa da moderata a grave. Questo uno dei principali risultati presentati durante il 14° Congresso della European Crohn’s and Colitis Organisation (ECCO).
“La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon” spiega il Prof Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi. “L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o a tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità. Questa malattia è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica e gli obiettivi principali della base della terapia medica sono spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e mantenere la remissione a lungo termine. In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa”. La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili.
I risultati, appena presentati, dello studio di Fase III UNIFI hanno dimostrato l’efficacia della terapia di mantenimento con ustekinumab 90mg, da assumere con iniezioni sottocutanee con trattamento ogni 8 o 12 settimane, nel raggiungere la remissione clinica entro 44 settimane in pazienti adulti con colite ulcerosa. Questa terapia di mantenimento è stata somministrata ai pazienti che avevano già avuto una risposta clinica a 8 settimane dopo una singola iniezione intravenosa di ustekinumab. In particolare, la remissione clinica è stata ottenuta nel 44% delle persone che ha ricevuto la terapia ogni 8 settimane e nel 38% di quelle che l’hanno ricevuta ogni 12, rispetto al 24% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi risultati sono stati inclusi nella richiesta all’Agenzia Europea per i Medicinali per l’approvazione di ustekinumab come trattamento per la colite ulcerosa.
“Questi risultati confermano ed estendono i risultati di efficacia di ustekinumab già mostrati a 8 settimane al termine dell’induzione” commenta Massimo FantiniProfessore associato di Gastroenterologia, Università “Tor Vergata” Roma. “La proporzione di pazienti in remissione clinica, infatti, continua a crescere durante l’anno di trattamento fino a riguardare più di un terzo dei pazienti. Non meno rilevante è il dato che circa il 70% dei pazienti che avevano mostrato una risposta iniziale al trattamento mantengono tale risposta dopo un anno di terapia e che circa il 60% dei pazienti con completa remissione della malattia all’inizio del mantenimento mantengono tale stato ad un anno. In sintesi, questi dati mostrano come ustekinumab possa rappresentare un’ulteriore arma per la terapia della rettocolite ulcerosa”.
Oltre alla valutazione della remissione clinica, endpoint primario dello studio, sono stati analizzati infatti anche importanti endpoint secondari, tra i quali la risposta clinica, la guarigione endoscopica, la remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi e il mantenimento della remissione clinica, laddove presente all’inizio del periodo di studio. In generale, questi parametri sono stati raggiunti in percentuale maggiore nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento con ustekinumab rispetto al gruppo trattato con placebo. In particolare, a 44 settimane:

  • il 71 e il 68% delle persone cha hanno ricevuto ustekinumab, rispettivamente ogni 8 e 12 settimane, hanno mantenuto una risposta clinica fino a 44 settimane, rispetto al 44% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo; la risposta clinica è stata definita come una riduzione rispetto al punto di partenza del punteggio Mayo almeno del 30% e di 3 punti, con un sotto-punteggio di sanguinamento rettale di 0 o 1 o una riduzione di tale parametro rispetto alla condizione di partenza superiore a 1;
  • il 51% dei pazienti in trattamento ogni 8 settimane e il 44% di quelli ogni 12 hanno ottenuto una guarigione endoscopica, confrontato con il 29% di quelli in trattamento con placebo; la guarigione a livello endoscopico è stata determinata come miglioramento dell’aspetto della mucosa e definito da un sotto-punteggio Mayo per l’endoscopia di 0 (mucosa normale o malattia inattiva) o 1 (attività lieve della malattia);
  • il trattamento con ustekinumab ogni 8 settimane e ogni 12 ha indotto una remissione senza l’utilizzo di corticosteroidi, rispettivamente, nel 42 e 38% dei soggetti, contro il 23% nel caso di placebo; la remissione è stata definita come un punteggio Mayo di al massimo 2, senza nessun sotto-punteggio superiore a 1.

In generale, il profilo di sicurezza mostrato da ustekinumab nei pazienti con colite ulcerosa è analogo a quello ottenuto nei precedenti studi condotti per la malattia di Crohn. Durante le 44 settimane di studio, i soggetti hanno mostrato eventi avversi, anche seri, e infezioni, sia gravi sia no, senza distinzione di trattamento ricevuto. La percentuale che ha interrotto lo studio era minore nei due gruppi in trattamento con ustekinumab rispetto al placebo. All’interno del gruppo primario dello studio di mantenimento, non è stata riportata nessuna morte mentre si sono verificati due casi di tumori maligni, diversi da tumori della pelle non melanoma (un caso di tumore al colon nel gruppo con trattamento ogni 8 settimane e un caso di carcinoma papillare renale). Un paziente ha sviluppato un tumore della pelle non melanoma.
Un altro risultato interessante è il raggiungimento della guarigione della mucosa del colon. Nel gruppo sul quale è stata valutata, la singola somministrazione intravenosa di ustekinumab induceva, già dopo 8 settimane, un maggiore tasso di guarigione endoscopica, istologica e combinata (guarigione endo-istologica a livello della mucosa) rispetto al placebo. Nel caso dei pazienti che non avevano raggiunto questa risposta dopo la “somministrazione di induzione”, circa il 10% ha mostrato una guarigione a livello della mucosa dopo una successiva dose sottocutanea di ustekinumab. Questo parametro permette di dare una valutazione di come la mucosa del colon risponde alla terapia ed è correlato al miglioramento di outcome clinici a lungo termine, quali una riduzione del rischio di recidive e della necessità di intervento chirurgico o di ospedalizzazione e un minor rischio di sviluppare un cancro.
Completato lo studio di mantenimento, verrà portato avanti uno studio di lungo termine di altri tre anni.

LA COLITE ULCEROSA

Cos’è la colite ulcerosa?
La colite ulcerosa, come la malattia di Crohn, è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon. L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità.

Vivere con la colite ulcerosa
“In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa, senza differenze rilevanti tra i due sessi. L’incidenza, intorno ai 10-12 casi su 100.000 abitanti, è in linea con quanto si osserva nel resto d’Europa” commenta il Professor Gionchetti. In genere, la malattia ha una maggiore incidenza tra i 20 e i 40 anni di età ma, anche grazie ai miglioramenti fatti in campo diagnostico, stanno aumentando le diagnosi di colite ulcerosa in bambini e adolescenti.
La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili.

Quali sono i sintomi?
La colite ulcerosa è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica. I sintomi dipendono, per severità e tipologia, dalla gravità dell’infiammazione e dall’estensione del tratto di colon colpito.
Tra i sintomi più comuni ci sono:

  • Diarrea ricorrente
  • Sangue e/o muco nelle feci
  • Frequente stimolo all’evacuazione
  • Dolori addominali che migliorano dopo l’evacuazione
  • Perdita di peso
  • Affaticabilità
  • Febbricola

Quali sono le cause della colite ulcerosa?
Le cause della colite ulcerosa sono ancora sconosciute, ma si ritiene siano coinvolti più fattori. Pur non trattandosi di una malattia ereditaria, possono aversi casi di familiarità fino al 10%. Verosimilmente esiste una predisposizione genetica su cui possono agire fattori ambientali scatenanti come ad esempio lo stress, l’abuso di FANS e le infezioni, che spesso possono determinare riacutizzazione dei sintomi. Diversamente da quanto accade per la malattia di Crohn, il fumo non sembra avere invece un ruolo nella storia naturale della malattia.
Per quanto riguarda l’alimentazione non ci sono ancora chiare evidenze sull’eventuale ruolo nel determinare recidive della malattia.

Come si diagnostica la colite ulcerosa?
Anche in questo ci sono differenze importanti tra le due malattie croniche infiammatorie intestinali. Innanzitutto, la colite ulcerosa è più facilmente diagnosticabile, infatti la diarrea con sangue e l’urgenza all’evacuazione portano i pazienti rapidamente da uno specialista che con una colonscopia con biopsie può fare una diagnosi; mentre nella malattia di Crohn, talora i sintomi sono più subdoli e vengono scambiati per sintomi da intestino irritabile, con conseguente ritardo diagnostico. La colonscopia con le biopsie è l’esame d’elezione per la diagnosi della colite ulcerosa e fornisce importanti informazioni sulla gravità ed estensione dell’infiammazione, dati fondamentali per un corretto approccio terapeutico. Nella malattia di Crohn fare diagnosi è talorapiù complesso perché la malattia può interessare tutto il tratto gastroenterico ed è necessaria una combinazione di test di laboratorio, ileocolonscopia e tecniche di imaging per porre una diagnosi precisa.

Trattare la colite ulcerosa
Gli obiettivi della terapia medica della colite ulcerosa sono quelli di spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e di mantenere la remissione a lungo termine.
A seconda dal livello di gravità della malattia, si utilizza la terapia medica e solo nei casi più gravi, refrattari alla terapia farmacologica, può essere necessario il ricorso all’intervento chirurgico.
Per quanto riguarda la terapia medica, in genere, il primo passo è rappresentato dal trattamento con farmaci antinfiammatori, quali la mesalazina orale e/o topica per le fasi di attività lieve-moderata, i corticosteroidi a bassa biodisponibilità (quali beclometasone DP e budesonide MMX per le forme lievi-moderate che non rispondono alla sola mesalazina) o i corticosteroidi sistemici per le fasi moderato-gravi. Mentre la mesalazina è molto utile anche come terapia di mantenimento, i corticosteroidi sono farmaci indicati solo per le fasi acute e non per il mantenimento. Nei casi di refrattarietà ai farmaci steroidei, è necessario passare all’utilizzo di farmaci biologici, mentre nei casi di dipendenza dai corticosteroidi oltre ai farmaci biologici possono trovare spazio anche le tiopurine (azatioprina e 6 mercaptopurina).
Come accennato, in alcuni casi, quando la malattia è refrattaria o complicata, può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico, trattamento invasivo ma nello stesso tempo risolutivo. Il ricorso alla chirurgia prevede la rimozione dell’intero colon e retto, con successiva ricostruzione della continuità intestinale con il confezionamento di una pouch ileale (intervento di ileo-ano-anastomosi).
Scheda realizzata con il contributo del prof. Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Sant’Orsola – Malpighi.

Referenze
https://amiciitalia.eu/index.php/colite-ulcerosa
http://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-ulcerative-colitis/
https://www.cdc.gov/ibd/what-is-ibd.htm
http://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-ulcerative-colitis/
https://igibd.it/
https://www.ecco-ibd.eu/

USTEKINUMAB NELLA COLITE ULCEROSA
Ustekinumab è disponibile in Italia per il trattamento della malattia di Crohn, con l’indicazione per il trattamento di pazienti adulti affetti da malattia di Crohn attiva di grado da moderato a grave, che hanno una risposta inadeguata o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o ad un antagonista del TNF – α o che hanno controindicazioni mediche per tali terapie. È il primo di una classe di anticorpi monoclonali in grado di colpire contemporaneamente due diversi target, le interleuchine 12 e 23, andando ad agire a monte del processo infiammatorio responsabile della malattia di Crohn. Questo nuovo meccanismo d’azione è in grado di apportare un beneficio clinico importante in termini di velocità e durata del mantenimento della remissione. In particolare, i dati degli studi clinici effettuati hanno mostrato la rapidità di azione già nel breve periodo, entro 3 settimane dall’inizio della terapia, e parallelamente un mantenimento della remissione clinica fino a tre anni nel 60,3% dei pazienti e di una risposta clinica nel 68,8% dei casi.

“I benefici di ustekinumab riscontrati negli studi clinici in soggetti affetti da malattia di Crohn moderata-grave – aggiunge Alessandro Armuzzi, Segretario Nazionale IG-IBD, Italian Group for the study of Inflammatory Bowel Disease – sono stati confermati da svariati studi di ‘real-life’ effettuati in diverse nazioni. Le informazioni raccolte nel contesto della pratica clinica sono di assoluta importanza, in quanto i pazienti affetti da malattia di Crohn che vengono trattati in questo contesto sono estremamente eterogenei e diversi rispetto a quelli selezionati nel corso di un trial clinico. I dati di ‘real-life’, pertanto, diventano molto utili per comprendere l’efficacia di un farmaco (e.g. ustekinumab) nell’intera popolazione di soggetti affetti da malattia di Crohn e per valutare se i risultati generati dai trials clinici sono riproducibili anche in questo contesto. Ad oggi, i dati di ‘real-life’ sull’efficacia di ustekinumab nel trattamento di pazienti affetti da malattia di Crohn, provenienti dal Canada, dalla Francia, dalla Spagna e, recentemente, anche dall’Italia, hanno confermato l’efficacia e la sicurezza emerse nel corso dei trials clinici registrativi”.
Inoltre, oggi sono disponibili nuovi promettenti risultati sull’efficacia di ustekinumab anche per il trattamento della colite ulcerosa. All’ultimo meeting annuale dell’United European Gastroenterology, tenutosi a ottobre 2018, sono stati infatti presentati nuovi dati sulla risposta clinica all’infusione di ustekinumab in persone affette da colite ulcerosa da moderata a severa. I risultati presentati si riferiscono allo studio UNIFI, che ha valutato l’induzione della remissione e di altre risposte cliniche – guarigione a livello endoscopico, a livello di mucosa e parametri associati alla qualità di vita – dopo 8 settimane dall’infusione intravenosa di ustekinumab in singola dose (130 mg oppure 6 mg/kg vs placebo). Nel 50% dei casi, i partecipanti allo studio erano refrattari ai farmaci biologici e, nel 17% dei casi, avevano avuto una risposta inadeguata o avevano mostrato intolleranza verso farmaci biologici, tra cui gli antagonisti del TNFα.
I risultati ottenuti a 8 settimane sono i seguenti:

  • Il 15,6% dei pazienti trattati con ustekinumab 130 mg e il 15,5% di quelli trattati con il dosaggio 6 mg/kg hanno raggiunto la remissione clinica, rispetto al 5,3% di quelli con placebo.
  • Il 26,3% delle persone che sono state trattate con ustekinumab 130 mg e il 27% di quelle trattate con 6 mg/kg sono guarite a livello endoscopico, confrontato al 13,8% ai pazienti trattati con placebo.
  • Il 51,3% delle persone che hanno ricevuto ustekinumab 130 mg e il 61,8% di quelle che hanno ricevuto 6 mg/kg hanno avuto una risposta clinica, rispetto al 31,3% di quelli che hanno ricevuto il placebo.
  • Entrambi i gruppi che hanno ricevuto ustekinumab hanno avuto un miglioramento della loro qualità di vita nel 31,5% dei casi per il trattamento con il dosaggio 130 mg e nel 31% con 6 mg/kg – secondo l’IBDQ score, parametro per la valutazione della qualità di vita delle persone con malattia infiammatorie dell’intestino.
  • Il 20,3% dei pazienti trattati con ustekinumab 130 mg e il 18,4% di quelli trattati con il dosaggio 6 mg/kg hanno ottenuto sia la guarigione endoscopica che istologica rispetto al 8,9% di quelli con placebo.

Complessivamente, i risultati hanno mostrato una maggiore induzione della remissione clinica e un miglioramento nella risposta clinica a 8 settimane, nelle persone che hanno ricevuto un trattamento con ustekinumab rispetto al placebo.
“Ustekinumab – afferma Massimo Fantini, professore associato di gastroenterologia, Università “Tor Vergata” Roma – è un farmaco che si è già dimostrato sicuro ed efficace nella cura della malattia di Crohn. I primi risultati derivanti dallo studio UNIFI, sul suo utilizzo per il trattamento della colite ulcerosa, sembrano essere molto promettenti. Dopo una singola somministrazione di farmaco, ad 8 settimane, circa la metà dei pazienti tattati ha mostrato una risposta al trattamento e circa il 15% ha raggiunto una remissione clinica. Questo rappresenta un un ottimo risultato considerando il breve periodo di osservazione. Tuttavia, per poter valutare l’effettivo potenziale di questo farmaco, come opzione terapeutica nella colite ulcerosa, bisogna attendere i risultati nel periodo di follow up, che daranno una più chiara indicazione circa la remissione nel lungo termine e che saranno presentati durante il 14° Congresso ECCO”.

FONTE: Ufficio Stampa HealthCom Consulting e lanotadeldietologo.blogspot.com