MILANO – Rischio cardiometabolico (60,2 per cento), eccesso di peso (56,8 per cento) e salute ossea (55,1 per cento) rappresentano per gli specialisti le priorità principali per le donne in menopausa e in eccesso di peso, secondo quanto emerso dai dati preliminari relativi alla clinical survey W.I.N. presentati con un abstract durante l’European Congress on Obesity (ECO), attualmente in corso a Istanbul. L’indagine ha approfondito l’esperienza di donne in menopausa e con sindrome dell’ovaio policistico e il punto di vista di specialisti, in particolare endocrinologi e ginecologi, sulla gestione dell’eccesso di peso in Italia. Tra i medici il controllo ponderale resta l’aspetto prioritario: il 59,8 per cento dei clinici raccomanda modifiche dello stile di vita, mentre il 38,1 per cento suggerisce un approccio farmacologico.1 I dati epidemiologici confermano l’urgenza del tema: il 59 per cento delle donne in menopausa va incontro a un aumento di peso e oltre il 43 per cento convive con l’obesità.
«Il controllo del peso è un pilastro fondamentale per la salute femminile, poiché influenza l’equilibrio ormonale in ogni fase della vita. Con l’avvicinarsi della menopausa, il calo degli estrogeni e il rallentamento del metabolismo favoriscono l’aumento di peso e la ridistribuzione del grasso verso la zona addominale, che peggiora il profilo lipidico e alimenta l’infiammazione. Monitorare il peso e la composizione corporea in questa fase non è solo una questione estetica, ma costituisce un utile strumento per prevenire la sindrome metabolica, il diabete e le malattie cardiovascolari. È importante però riconoscere che, in molti casi, i soli cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti a garantire un calo ponderale consistente e duraturo, specialmente in questa fase di vita, per cui diventa necessario un approccio integrato, talvolta supportato da interventi farmacologici mirati», spiega la Prof.ssa Simona Bertoli, Professore Ordinario di Scienza dell’Alimentazione e delle tecniche Dietetiche applicate, Università degli studi di Milano, Direttore dei Centri Obesità Lombardi e del Laboratorio Sperimentale di Ricerche sulla Nutrizione e l’Obesità di IRCCS Auxologico.
Durante il Congresso ECO è stata presentata un’analisi post-hoc dello studio STEP UP, che ha evidenziato come le donne con obesità, incluse nella popolazione in studio e trattate con semaglutide abbiano ottenuto una perdita di peso significativa e costante in ogni fase della vita: dagli anni della pre-menopausa, attraverso la transizione menopausale, fino alla post-menopausa.3 I risultati mostrano inoltre una notevole riduzione della circonferenza della vita, indicatore cruciale della salute metabolica.3 Nello specifico, le donne in pre-menopausa trattate con il dosaggio più elevato di semaglutide (7,2 mg una volta a settimana) hanno perso mediamente il 22,6 per cento del proprio peso corporeo, con oltre 4 pazienti su 10 che hanno raggiunto una riduzione pari o superiore al 25 per cento rispetto al placebo.3 Risultati analoghi sono stati osservati nelle donne in peri-menopausa e post-menopausa, con cali ponderali rispettivamente del 19,7 per cento e del 19,8 per cento. Infine, la riduzione della circonferenza vita — pari al 17,5 per cento in pre-menopausa, al 15,6 per cento in peri-menopausa e al 15,3 per cento in post-menopausa — conferma una significativa riduzione del grasso viscerale in tutte le fasce analizzate.
«L’eccesso di peso in menopausa incide negativamente anche sui sintomi vasomotori della stessa, accentuando l’intensità e la frequenza di vampate e sudorazioni notturne. Questi sintomi, quando si presentano frequentemente e in modo prolungato, oltre a compromettere la qualità della vita e del sonno, rappresentano un segnale d’allarme per il rischio cardiometabolico, che per la donna dopo i 50 anni aumenta sensibilmente, tanto che oltre il 50 per cento dei decessi femminili in questa fase della vita è riconducibile proprio a malattie cardiovascolari», aggiunge la Dott.ssa Raffaela Di Pace, Medico chirurgo, specialista in ginecologia e ostetricia e sessuologa clinica presso l’Ospedale San Giuseppe, Milano.
Dai dati preliminari della clinical survey W.I.N. è emerso che, tra le donne intervistate, il 65 per cento è in trattamento per la perdita di peso, ma solo il 19,8 per cento lo fa con il supporto di farmaci.1 Viene riportato anche un impatto negativo sulla salute fisica ed emotiva, insieme a diversi tentativi di perdita di peso non riusciti.1 Uno dei principali ostacoli nella gestione del peso sono le cosiddette “voglie” e la fame emotiva, comuni durante la menopausa a causa delle fluttuazioni degli estrogeni che influenzano direttamente i neurotrasmettitori regolatori dell’umore e del senso di sazietà.
«Gli studi clinici dimostrano che, agendo direttamente sui centri ipotalamici che regolano la fame e la gratificazione, i farmaci come semaglutide non si limitano ad aumentare il senso di sazietà ma sono in grado di contrastare efficacemente proprio quella fame emotiva e quella spinta incontrollata verso il cibo che rendono così difficile il controllo del peso in alcune donne», spiega il Prof. Uberto Pagotto, Professore Ordinario di Endocrinologia, Direttore UOC Endocrinologia e Prevenzione e Cura del Diabete Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche UOC Endocrinologia e Prevenzione e Cura del Diabete Policlinico di S. Orsola IRCCS Alma Mater Università di Bologna. «Dallo studio OUTSTEP 1 appena presentato al Congresso è emerso, inoltre, che circa l’80 per cento dei partecipanti ha riferito soddisfazione non solo per i risultati relativi all’appetito, ma anche per la netta riduzione di pensieri persistenti riguardo al cibo, percepiti come fonte di distrazione e difficili da sopprimere, con conseguente miglioramento del benessere psicofisico e della qualità della vita».
Lo studio OUTSTEP 1 ha indagato le esperienze terapeutiche con semaglutide per la gestione del peso su circa 2.000 persone,4 integrando quanto già emerso da survey e studi precedenti sugli effetti sul food noise, ovvero il pensiero costante legato al cibo, secondo cui sia con semaglutide 2,4 mg che con semaglutide 7,2 mg il controllo del desiderio di cibo a breve e lungo termine migliora in modo significativo rispetto al placebo.
Questa capacità di gestire l’introito calorico deve però accompagnarsi a una particolare attenzione alla qualità della perdita di peso. Il fisiologico invecchiamento metabolico delle donne determina, infatti, non solo l’aumento di peso e l’accumulo di grasso, ma anche una progressiva perdita di massa muscolare, importante per sostenere il metabolismo e il movimento.
«L’obiettivo clinico non è solo scendere sulla bilancia, ma migliorare la composizione corporea complessiva», dice il Dott. Fabrizio Muratori, Presidente SIO – Società Italiana Obesità – Sezione Regionale Lombarda, che aggiunge «dai risultati dello studio STEP UP è emerso come semaglutide, nei soggetti con eccesso ponderale, permetta di ottenere una perdita ponderale di circa il 20 per cento del peso corporeo iniziale di cui circa l’84 per cento è attribuibile alla riduzione della massa grassa, preservando al contempo la massa magra e la funzione muscolare. Per le donne in menopausa, già soggette a una naturale tendenza alla sarcopenia e al peggioramento dei parametri antropometrici, salvaguardare il muscolo mentre si riduce il grasso viscerale è la chiave per garantire salute metabolica e sostenibilità dei risultati nel tempo. Ovviamente poi un calo ponderale così consistente permette di determinare un miglioramento del profilo metabolico».
Foto fornita da HCC – HealthCom Consulting (Martina Persico)
FONTE: HCC – HealthCom Consulting (Martina Persico).

